Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino”  
C. G. Jung

La regressione è uno stato modificato di coscienza, caratterizzato da un’attenzione focalizzata e da una coscienza “ristretta”; è un fenomeno dell’immaginazione creativa adeguatamente orientata in una rappresentazione mentale. La regressione consente l’accesso alla dimensione inconscia della personalità, permette di entrare in contatto con ricordi, esperienze, immagini, emozioni e stati non più presenti a livello cosciente.

Il termine regressione è spesso usato senza una chiara comprensione del suo significato. Per comprenderne la sua vera natura, è necessario abbandonare molti dei pregiudizi che l’accompagnano. Non è quello che in genere si crede; non è una disciplina occulta né un fenomeno misterioso durante il quale viene sperimentata una perdita della coscienza o una sottomissione alla volontà del conduttore.

Più corretto è dire che la regressione fa vivere al soggetto un’esperienza immaginaria in cui la mente diviene capace di attingere alle proprie risorse inconsce in virtù di un “depotenziamento” dell’attività razionale e cosciente, senza modificare la personalità, la volontà o i principi morali dell’individuo. Solo da poco la regressione si è riscattata dalle connotazioni che ne hanno limitato l’utilizzo e confinata in pochi ambiti ristretti.

La regressione permette alle volte di accedere a memorie passate, che difficilmente in stato di veglia si riuscirebbero a raggiungere. Queste memorie, possono anche appartenere a vite passate.

La tecnica qui usata ha lo scopo di portare l’individuo alla comprensione e alla risoluzione di difficoltà e non ha finalità di mera conoscenza di memorie precedenti.

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